facebook-non-serve-piuIl titolo volutamente provocatorio muove dal recentissimo dibattito sulla reale utilità di Instagram e Facebook. Da più parti si parla di un equivoco fra cause e conseguenze in merito al fatto che aziende e politici abbiano successo principalmente grazie ai Social.
Per anni si è sostenuto che Facebook fosse la bacchetta magica del successo, ma adesso ci sono abbastanza dati da dubitare di quella tesi. Anzi, statistiche recenti alla mano (09/2018) gli esperti sostengono che, nei casi di successo, la notorietà social sia una conseguenza del successo complessivo della strategia di comunicazione, e non la causa.

Non sto a riportare dati raccolti da altri riassumendo cose scritte da altri: c’è la bibliografia in coda all’articolo per questo. Spendo invece alcune parole mostrando un esempio di politica italiana vissuto in prima persona, che nel suo piccolo dimostra che le strategie efficaci non usano canali preferenziali.

Uso questo esempio inoltre per iniziare una serie di riflessioni sullo storytelling, che insieme alla bontà del prodotto sono il vero motore del successo di una strategia di comunicazione. Le riflessioni sullo storytelling politico le trovi nell’articolo Prodotto e Storytelling: il caso politico del 2018

Premesse necessarie: la bolla impenetrabile

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Padre Pio, la foto più ricorrente a casa di Antonietta

Durante la vacanza in Puglia siamo andati a trovare Antonietta, vecchia amica di famiglia: una signora di quasi 80 anni che abita in un paesino dell’alta Murgia.

Antonietta ha viaggiato in tutto il mondo, dal Sudamerica all’Oriente, dall’URSS agli USA; ha fatto la volontaria insegnando agli stranieri in Italia, e tutt’ora viaggia anche se gravemente ammalata. Non ha smartphone, non usa internet, prega quasi tutto il giorno, interagisce quasi unicamente con altri vecchietti tramite il suo inseparabile telefono cordless e usufruisce dell’informazione unicamente tramite la Rai e i canali tv/radio del Vaticano. Quando vede Salvini in tv cambia canale.

Parlando di politica Antonietta dice con tristezza che il suo partito, la “Democrazia” (Cristiana) non esiste più, per cui lei non vota più.
Antonietta ha quindi un bias democristiano, di centro, e di certo non estremista.

La sua “bolla” quindi è del tutto estranea alla presunta propaganda Facebook di Lega e 5 Stelle, additata da più parti come il motore del consenso politico dei due schieramenti.

Stando a queste premesse Antonietta dovrebbe aver maturato delle idee radicalmente o quantomeno parzialmente diverse da quelle dei “populisti di Facebook.”

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Il nocciolo della questione: le idee che bucano la bolla informativa

Fatte le dovute premesse arriviamo al nocciolo della questione.
Le idee interessanti che afferma sono:
-1- Non è giusto che i vecchi (politici) non vogliano far lavorare i due giovani (Di Maio e Salvini) ora al governo.
-2- Quelli del passato hanno lasciato un’Italia allo sfascio e ora dobbiamo lasciar lavorare i nuovi per vedere cosa sanno fare, visto che vogliono cambiare le cose, mentre i vecchi non hanno saputo fare niente di buono.
-3- Cita positivamente il reddito di cittadinanza, definendolo però con parole sue. Non conosce cioè la definizione esatta che appunto è “reddito di cittadinanza” ma ne ha comunque maturato consapevolezza e lo ritiene un aiuto indispensabile oggi.

Se Facebook fosse la straordinaria macchina del consenso, “La Bestia” dipinta da più parti come segreto del successo, queste “idee” non sarebbero potute nascere tutte insieme in Antonietta, che in teoria appartiene a una presunta “bolla informativa” impenetrabile dalla “Bestia”.
Eppure le sue idee sono identiche a quelle che si attribuiscono ai “populisti da social network”.
L’unica spiegazione è che non siano i social network a compiere questo lavoro.

Chi o Cosa ha instillato queste idee in Antonietta?

Se una persona piuttosto isolata e con quel background culturale ha maturato queste idee politiche nonostante si sia bevuta anni di Tv2000 e RAI (non credo di aver bisogno di aggiungere altro in merito al bias delle tv pubbliche di questi anni), è EVIDENTE che il ruolo dei social a livello politico sia erroneamente sopravvalutato; mentre è altrettanto evidente che le VERE CAUSE siano troppo sottovalutate.

Antonietta cioè è un esempio fra i tanti che sconfessano la leggenda secondo cui “i social network sono alla base del successo” perché sono gli unici capaci di viralizzare le idee bucando tutte le bolle informative. I dati spostano da un’altra parte il motore del successo della strategia comunicativa di politici e aziende.

Che sia chiaro però: dire che i social network non sono la causa del successo non significa affermare che da domani Facebook e Instagram non vanno più utilizzati: significa prendere coscienza che sono uno strumento come tutti gli altri, e servono unicamente a veicolare un messaggio.

Ti lascio un paio di link bibliografici e la storia continua nel prossimo articolo, in cui affrontiamo insieme allo storytelling che fa funzionare questo successo politico.

Bibliografia:
1) Confessioni di un marketer disilluso

2) Sorpresa: i social non spingono il sito, serve Google

 

Se sei interessato ad approfondire il tema social network ti consiglio la lettura su come funziona davvero l’algoritmo Instagram: uno studio originale realizzato su oltre 6 mesi di test e confronti.