[ Aggiornamento 2019 sull’algoritmo instagram – like – bot instagram ]

A distanza di un anno mi preme aggiornare l’articolo con nuove informazioni relative all’algoritmo di Instagram e ai like Instagram, a crescere su Instagram, con tutto quanto è accaduto in questo anno. Molte delle info aggiornate le troverete qui in alto, mentre il corpo dell’articolo verrà lasciato più o meno intatto perché la trattazione risulta valida ancora oggi.

Tasso di Engagement di Instagram – Nuovo Algoritmo Instagram – Like Instagram non visibili

Questi 3 avvenimenti chiave accaduti nell’estate 2019 sono tutti figli della stessa necessità da parte della piattaforma: fare più soldi. Si perché nonostante la galassia Zuckerberg produca fatturati monstre, in realtà la gran parte di questo fatturato viene da inserzioni su Facebook. Il grosso degli investimenti di aziende, influencer e wannabe influencer, è invece ancora oggi dirottato su servizi esterni, come bot, gruppi che effettuano round di like, promozioni veicolate da altri influencer. Questo significa che per pubblicizzarsi su Instagram in pochi pagano direttamente la piattaforma. Da qui deriva la scelta di tagliare la visibilità dei post su Instagram, dimezzandone l’engagement, rimuovere la visibilità del numero di like, e radicalmente falciare il numero di operazioni giornaliere (follow e unfollow soprattutto) che si possono compiere sull’account, bannare gli account che hanno comportamenti strani come accessi simultanei da multipli IP o IP condivisi da molti account.

L’obiettivo è spingere gli utenti a usare le inserzioni Instagram, o morire tentando di riuscirci.
Non sappiamo se questo tentativo funzionerà, ma sappiamo che pesa molto sull’ecosistema di Instagram.

In coda all’articolo troverai un altro aggiornamento, dedicato a metodi di promozione alternativi al BOT che finora ho consigliato. Se vuoi leggi direttamente la sezione dedicata al miglior bot per instagram.

 

algoritmo-instagram-2019-like-instagram-invisibili-engagement-instagram-bot

 

Con il presente studio, completamente originale, dimostro con l’aiuto dei dati come funziona l’algoritmo Instagram, ed in particolare la stretta correlazione tra il numero di fan e like. Conseguenza finale è l’assoluta necessità dell’uso di BOT per crescere in maniera profittevole su Instagram il social network a più alto potenziale e tasso di crescita nel mondo nel 2018.

DISCLAIMER: il presente articolo sull’algoritmo Instagram mostra uno studio originale realizzato nell’arco di 6 mesi a cavallo tra 2017 e 2018. Per comprendere a pieno tutti i concetti ti invito, se non lo hai fatto, a leggere I social network sono un gioco Pay per Win, in cui espongo alcuni concetti basilari che qui do per assodati. Come detto nel precedente articolo le conseguenze dello studio sono piuttosto difficili da digerire poiché dimostrerò come la nostra esperienza sui social sia totalmente in balia degli algoritmi, e come la soluzione più efficiente per la crescita su Instagram sia l’utilizzo di bot, sistema osteggiato da posizioni che dimostrerò essere aprioristiche ed infondate. Sconsiglio quindi la lettura a chi non è pronto ad accettare le conseguenze di questa spiegazione articolata.

Ringraziamento: sono un ingegnere, non un influencer, per cui vado in fissa su numeri e algoritmi come Rain Man, ma non faccio parte di certi ambienti “vip” né conosco alcuni indispensabili dietro le quinte. Ringrazio quindi Fedora D’Orazio, food blogger e influencer del settore food, che mi ha supportato con preziose informazioni senza le quali questo articolo sarebbe sicuramente stato più povero.

Definizioni

Definiamo per semplicità alcune variabili così da rendere più scorrevole la trattazione.

I=Interazioni

E=Engagement

V=Visualizzazioni. Figlie della reach organica – visibilità organica.

F=Fans

f(x)=Funzione che lega le grandezze

k=Costante generica, utilizzata per semplificare la scrittura

t=Istante di tempo in cui viene eseguito l’algoritmo, chiamato iterazione. In un sistema a tempo discreto, come lo sono i software, inclusi gli algoritmi, dopo ogni passaggio viene rivalutato lo stato delle variabili ed aggiornato l’algoritmo in base ai risultati dell’iterazione precedente, dopodiché viene eseguito un nuovo ciclo di iterazione dell’algoritmo.

L’algoritmo Facebook funziona come I=f(V) e V=f(E)

Quando pensi agli algoritmi social ti vengono in mente Facebook e la reach organica. Per anni ci hanno abituati alla visibilità, alle visualizzazioni, al rapporto tra visualizzazioni e interazioni, al punto che abbiamo pensato ingenuamente che quello fosse l’unico algoritmo possibile per far girare un social network.

Semplificando un algoritmo da oltre 100K variabili: pubblico un contenuto, lo vedono tot persone, se le prime interagiscono il messaggio si allarga, e la viralità continua fintanto che ci sono interazioni. Questo meccanismo può essere descritto come I=f(V) in cui in qualche modo dopo ogni iterazione viene valutato se aumentare V come una certa V=f(E). Per approfondire puoi leggere questo recentissimo articolo sull’algoritmo Facebook pubblicato da Buffer. Sull’algoritmo Facebook sono a volte fuoriusciti illegalmente dall’azienda documenti interni che provano la validità di queste congetture. Ad ogni modo se fosse vero dovrebbero verificarsi le due condizioni sotto riportate, che in effetti sono verificate.

Conseguenza F1: Se pubblichi un contenuto incredibilmente virale, puoi acquisire in un lampo migliaia di fans, teoricamente illimitati, in maniera del tutto indipendente dai tuoi fan attuali. Scritto in maniera compatta F[t+1]=f(E)
Conseguenza F2: Se fai il cosiddetto “post sfigato“, stai certo che non ti caga nessuno. NESSUNO.

F1 ed F2 sono vere e la nostra esperienza le conferma, e le confermano gli studi fatti sull’algoritmo Facebook. Inoltre è vero il fatto che pagando le inserzioni compri V e se il contenuto piace ottieni I, in funzione di quanto al target piaccia il contenuto che hai pubblicato. Teniamo a mente questo punto perché ci torniamo alla fine.

Come funziona davvero l’algoritmo Instagram

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L’algoritmo Instagram è MOLTO differente. E funziona come I=f(F)

Circolano altrettanti articoli sull’algoritmo Instagram, molto meno dettagliati in realtà, e in sostanza più o meno tutti dichiarano che vale come per Facebook I=f(V) e F[t+1]=f(E). Ma sono cazzate.

Se fosse vero le due conseguenze F1 ed F2 sarebbero vere anche in questo caso. INVECE NON LO SONO! Tutti sappiamo che non esistono post realmente virali. Hai mai visto “il video che ha fatto il giro del web” su Instagram? Hai mai visto i tuoi amici condividere post di sconosciuti e vederli spuntare nel tuo newsfeed?

Del resto come caspita fanno a diventare virali i post, dato che MANCA IL TASTO CONDIVIDI?

Senza la possibilità di condividere un post, la viralità dei contenuti è frenata, pressoché assente, e manipolata unicamente mediante i “post suggeriti”. L’assenza della condivisione su Instagram è una cosa tanto banale quanto trascurata (poiché ha conseguenze devastanti). Le riviste specialistiche da un lato ti spiegano come aumentare l’engagement, ma dall’altro ti dicono che il Tasso di Engagement è una variabile dipendente dal numero di fan [è il link al mio vecchio articolo in cui spiego la faccenda e in cui trovi la tabella a cui faccio riferimento].
Dobbiamo quindi abbandonare le vecchie certezze e provare una nuova soluzione, che corrisponda in maniera più precisa alla nostra esperienza su Instagram.

Ho iniziato a supporre che I=f(F) sia la miglior rappresentazione dell’algoritmo.

Da qui in avanti quindi sottopongo questa tesi alle verifiche numeriche per comprendere se rappresenti adeguatamente la realtà al di là del semplice risultato ottenuto con il mio account (+11.000 fan in 6 mesi).

I1: Gli hashtag influiscono in maniera molto bassa sull’incremento di viralità dei post

Se hai un profilo business, questa è una statistica che Instagram ti fornisce direttamente senza desumerla. Incollo l’esempio degli ultimi 3 post che ho pubblicato.

Nella migliore delle ipotesi gli hashtag hanno portato meno del 6% delle impression sul post. Un po’ pochino per essere considerati il motore della viralità di un sistema. Quando l’immagine finisce tra quelle suggerite dalla piattaforma arrivano cioè molte più visualizzazioni. Inoltre il peso percentuale delle visualizzazioni provenienti dagli hashtag diminuisce con l’aumentare delle impression. Per avere un’ulteriore prova da altra fonte di questo, puoi leggere l’articolo Instagram: quanta visibilità portano gli hashtag?

I2: L’algoritmo Instagram penalizza i post successivi a quelli incredibilmente virali, per mantenere valida la regola I=f(F), ovvero mantenere E medio all’incirca costante (E=k).

Sappiamo che il Tasso di Engagement medio sia in funzione del numero di fan. Ma ancora non ci vogliamo convincere che il gioco è un Pay per Win truccato. Per provare la tesi I=f(F) ho fatto la cosa più banale che un ingegnere possa fare: ho annotato decine di dati a mano su fogli Excel. In particolare ho annotato i like che collezionano i post miei e di decine di altri utenti e tracciato un grafico temporale. Ho analizzato esattamente la stessa finestra temporale, ovvero dal 21 Gennaio al 21 Febbraio 2018 di un gruppo eterogeneo di account, selezionato grazie al comodissimo SocialBlade ed ai suggerimenti di Fedora, confrontando risultati di account cresciuti in maniera naturale nel periodo preboom e che non usano bot (tipo Fedora), account che si sa per certo usino bene il bot (io 😛 ), account che hanno comprato follower o che hanno incrementato in pochi giorni i propri fan di migliaia di unità, account grandi molto utilizzati e più o meno in stasi di follower da mesi (ovvero account che di sicuro NON usano né bot né inserzioni).

Ebbene TUTTI gli account analizzati, al di là di alcune variazioni minori di trend dovute al tipo di contenuti pubblicati nel periodo analizzato, mostrano un andamento di like altalenante tipo quelli che vedi qui sotto. Per comodità di trascrizione dei dati, e per seguire il flusso di scorrimento della bacheca Instagram, l’asse dei tempi di questi grafici mostra like sui post più recenti a sinistra e post più antichi a destra.

Dopo ogni picco di engagement avviene un crollo di interazioni. Sempre. Anche se i post sono del tutto paragonabili in termini di “bellezza” ed interesse. Effettuando la media dei like ai post e normalizzandola sul numero di fan delle pagine E=I/F=k si ottiene sempre un numero vicino a quello delle statistiche che leggiamo ovunque sul tasso di engagement.

I3: l’algoritmo Instagram rende impossibile fare un “Post Sfigato” perché deve mantenere la regola I=f(F) ed E=k.

Se è vero che il tasso di engagement deve mantenersi all’incirca costante, tanto è impossibile fare un post strafighissimo quanto è impossibile fare un post ignorato da tutti. Ho quindi condiviso foto davvero brutte, eppure ho sempre ricevuto dei like dai fan. Meno like delle migliori foto, ma comunque abbastanza da non sembrare un completo fallimento. Prova anche tu a pubblicare una foto brutta: scoprirai che se non ricevi entro un certo tempo abbastanza like, il post inizia a riproporsi all’infinito sul newsfeed dei tuoi fan finché non viene soddisfatta la condizione di “minimo sindacale di like”. È la firma del Pay Per Win: se è ora di vincere, non puoi perdere neanche volendo.

Questa eventualità mi rendo conto sia un po’ più difficile da dimostrare, dato che necessita del tuo intervento manuale e potresti non voler effettuare il test per non “rovinare il tuo Instagram”. Allora per dimostrare la tesi che le interazioni dipendono principalmente dal numero di fan ho effettuato un esperimento davvero ridicolo, e dispendioso, che mette insieme le tesi qui sopra e confronta i risultati ottenuti tra un account di test e uno di riferimento.

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La trasformazione di Lady Gaga in Gattini Patati

Ho comprato un account Instagram che pubblicava Meme su Citazioni Improbabili di Lady Gaga, e la cui fan base era composta unicamente da 4.500 fan di Lady Gaga italiani. Quando dico unicamente intendo che quell’account era veramente popolato da una fauna di monomaniaci che spesso hanno Lady Gaga anche come immagine del profilo. Un pubblico così autoreferenziale è perfetto per testare in maniera radicale la tesi.

L’account di controllo è invece quello del Grand Hotel di Mamma Carota e Miciopapà, l’Organizzazione di Volontariato animalista che ho fondato insieme alla mia compagna. Su Facebook abbiamo una community di oltre 18.000 fan acquisiti lentamente nel tempo, ancora adesso ha un engagement altissimo per essere una Pagina Facebook, e per la quale da poco abbiamo anche aperto il profilo Instagram. Il profilo Instagram del Grand Hotel ha 1.200 fan, arrivati per osmosi dalla pagina Facebook.

Per procedere al confronto ho cancellato tutte le foto dall’account Citazioni Improbabili Lady Gaga, cambiato nome in Gattini Patati (un nome ridicolo perché per validare la tesi deve essere tutto assurdo) e iniziato a pubblicare foto di gattini come se fosse la cosa più normale del mondo. Le foto pubblicate stavolta sono belle. Non è un caso, ci ritorniamo alla fine.

Se la mia tesi  I=f(F) ed E=k è vera, i fan di Lady Gaga che ignorano il post vengono invasi nel newsfeed dai Gattini Patati, fino al punto di mettere like o rimuovere il follow.

È infatti accaduto esattamente questo:

  1. Nelle prime ore dal reboot in versione Gattini Patati, i fan scendevano di decine all’ora, al punto che dopo circa 5 ore avevo perso oltre 250 fan.
  2. Dopo 6 ore, avendo verificato il tentativo di E=K da parte dell’algoritmo, ho attivato il BOT che uso di solito, per stringere rapporti con account italiani di amanti di gatti. Uso il bot Instagram da 6 mesi e ormai sono molto efficiente nell’uso del bot, per cui mi aspetto un tasso di acquisizione molto alto di nuovi fan in un tempo molto breve, sufficiente a salvare Gattini Patati dalla catastrofe.
  3. Nelle successive ore Gattini Patati continua a ricevere unfollow sempre più lentamente fino all’esaurirsi del fenomeno, poiché al contempo inizia a guadagnare tantissimi fan in target grazie al bot e alle belle foto dei nostri gatti.
  4. Dopo i 4gg di prova gratuita in versione ridotta del bot, l’account si è stabilizzato a 4.100 fan circa, ed il bot è andato a riposo.
  5. Da questo punto in poi ho pubblicato lo stesso post sia su Gattini Patati che sul Grand Hotel, allo stesso momento per confrontare i risultati.

Se la mia tesi I=f(F) ed E=k è vera, Gattini Patati deve ricevere più interazioni del Grand Hotel.
Sei pronto a guardare in faccia la verità?

Azzardo di più. Provo a usare il modello matematico che ti ho spiegato, stando alla tabella del post sui Social Network come gioco Pay per Win, in maniera previsionale:

Per il Grand Hotel ho E=10%, prevedo interazioni pari a I=1.200*10/100=120, e per Gattini Patati (stando alla tabella del precedente articolo) E=6% quindi I=4.100*6/100=246 interazioni. I modelli matematici se sono veri funzionano anche in maniera previsionale, non solo a posteriori.

I numeri parlano da soli, e insieme a quanto mostrato prima, la dimostrazione di come funziona l’algoritmo Instagram può dirsi conclusa. Da ciò si evince anche che senza uno stimolo esogeno è impossibile ottenere una crescita consistente del proprio account Instagram.

Fermandoci qui tuttavia la trattazione sarebbe incompleta, e lascerebbe adito a conclusioni errate. Serve quindi affrontare alcuni punti chiave.

Perché l’account trasformato ha smesso ricevere unfollow pur avendo ancora così tanti fan di Lady Gaga tra le proprie fila?

La risposta è un’altra prova della firma dell’algoritmo Pay per Win di Instagram: E=k. Quando il post di Gattini Patati raggiunge un Tasso di Engagement vicino alla media prestabilita, il sistema rimuove visibilità al post. La catena di eventi quindi è:

  1. Pubblico un post
  2. Per primi lo vedono i fan che più interagiscono con la pagina, i Gattari, che mettono like.
  3. Sappiamo che i Gattari sono meno dei LadyGaghiani
  4. Se i Gattari arrivano con le loro Interazioni a soddisfare la condizione E=K per F=4.100, i LadyGaghiani non vedranno mai i miei post sui gatti e non mi toglieranno il follow.
  5. Il risultato finale concorda con il modello in maniera abbastanza ragionevole: se E=10%, prevedo per il Grand Hotel I=1.200*10/100=120 interazioni, e per Gattini Patati (stando alla tabella del precedente articolo) E=6% quindi I=4.100*6/100=246 interazioni.
  6. I fan “zombie” di Lady Gaga aumentano la visibilità dei post sui fan in target, e questo è vero fintanto che i fan di LadyGaga non vengono coinvolti dai post più virali, infatti a volte ricevo qualche unfollow quando il post pubblicato su Gattini Patati diventa molto virale.

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La matematica a questo punto suggerisce l’acquisto forsennato di finti fan low cost (zombie), utili unicamente ad aumentare le interazioni potenziali. Ma la scelta è potenzialmente un suicidio, perché la matematica non è tutto.

Se è vero che, matematicamente parlando, una popolazione zombie all’interno della propria fan base aumenta le probabilità che gli altri nostri fan interagiscono col post, dall’altro lato questi zombie creano 2 problemi, uno immediato di media entità e uno potenziale dall’effetto devastante.

Il problema immediato è che i fan comprati sporcano immediatamente le statistiche demografiche dei fan, poiché gli zombie sono di solito indiani o cinesi. Ciò significa che se vuoi lavorare nel mondo dell’influencer marketing europeo, avere una discreta percentuale di fan da quelle nazioni mette a rischio la tua credibilità con i brand committenti, e inoltre sottopone i tuoi post al rischio di essere sviati verso un pubblico che mette zombie like, ma che non produce reale ricchezza per il tuo brand committente (non compra insomma). Inoltre non ti consente neanche di analizzare bene la reale distribuzione geografica dei tuoi fan veri, non consentendoti quindi la costruzione di strategie di comunicazione supportate dai dati.

Il problema in prospettiva è molto più grave: l’algoritmo attuale di Instagram non è stato portato giù dal Monte Sinai come i 10 Comandamenti di Mosè, per cui se domani mutasse forma e iniziasse a somigliare a quello di Facebook in cui  I=f(V) e V=f(E) rischi di ritrovarti a parlare con degli zombie indiani e saresti da un giorno all’altro tagliato fuori dal mondo della comunicazione.

Sponsorizzare su Instagram credendo di accrescere i propri fan è inutile. Come quella poracciata dei Round di like e commenti.

Il sistema delle sponsorizzazioni di Instagram funziona esattamente come quello di Facebook, poiché È LO STESSO a tutti gli effetti. Ovvero Compri V per ottenere I. Tutto bello, ma va bene appunto se cerchi di ottenere Interazioni. Queste interazioni, come già avviene per Facebook, si traducono in nuovi fan con una percentuale molto bassa.

Ho effettuato la prova sponsorizzando due diversi post di successo su Instagram impiegando stessa cifra investita per la gestione mensile di un bot. Il ritorno in termini di fan acquisiti è stato circa di 1/10 in un caso e di 1/5 in un altro, rispetto a quelli ottenuti mediante Bot. 

Se hai capito come funziona l’algoritmo inoltre, ti renderai conto da solo che spendere ore a mettere like a mano in accordo con altre 100 persone sia una pratica così dispendiosa di tempo e dal risultato così irrisorio che non ha minimamente senso anche solo parlarne (spero per te che 1 ora del tuo tempo valga più di pochi centesimi di euro)

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Come funzionano i Bot Instagram? Perché usare da soli il Bot è pericoloso?

Semplificando molto il comportamento dei Bot Instagram possiamo dire che:

  1. Ti consentono di scegliere un pubblico target
  2. Aggiungono il Follow alle persone di quel target
  3. Le persone raggiunte dal tuo follow notano il tuo profilo e se gli piace ricambiano il follow
  4. Dopo un tot di tempo i Bot rimuovono il follow a quelle persone, che in larga parte rimangono tue fan
  5. I Bot interagiscono in maniera automatica con le persone che hanno aggiunto mettendo Like ai loro post

Praticamente i Bot si comportano come se fossi tu a usare Instagram, intessendo relazioni a una velocità incredibile, centinaia di volte all’ora, secondo le regole che tu imposti. Usare i bot e comprare fan finti sono due cose completamente diverse. Usare i bot non garantisce di accrescere i fan, se lanci i bot su un gruppo non interessato ai tuoi contenuti la risposta sarà NULLA.

Il principale pregio dei Bot è quindi il principale difetto: i bot ti fanno andare molto velocemente, per cui se imposti male le regole rischi di finire ad alta velocità contro un muro. La natura Pay Per Win dell’algoritmo unita alla velocità di esecuzione del Bot potrebbe stimolare la crescita del tuo account su un pubblico che magari interagisce ai tuoi contenuti ma che si rivelerà del tutto sbagliato nel momento in cui avrai voglia di monetizzare la popolarità ottenuta.

Esempio banale ma significativo: possiedi un ristorante, attivi il bot da solo e inizi ad avere tantissimi fan amanti della cucina. WOW mitico, guarda quanti like! Eh ma se poi questi fan non abitano nella tua città, come potranno mai venire a cena nel tuo ristorante? Inoltre se interagiscono più velocemente del pubblico utile, raggiunta la condizione E=k le interazioni cessano e il pubblico utile non vede i tuoi post. Questo è solo uno dei casi in cui un account con 200 fan del paesello produce più fatturato di un account con 3.000 fan appassionati di cucina da tutta Italia. Ovviamente un account con 10.000 fan dei paeselli limitrofi generati da un bot ben addestratocome-funziona-algoritmo-di-instagram-11

 

Aver dimostrato sia come funziona l’algoritmo Instagram sia che il Bot è il miglior strumento per la crescita, non deve essere preso come un invito al fai da te con i Bot: il rischio di causarsi del danno è incalcolabile. Raggiungere il risultato delle statistiche che vedi qui sotto è un esercizio non banale e che più volte ha necessitato di interventi di urgenza prima che derivasse verso direzioni non volute.

NOTA SUI CONTENUTI: LA QUALITÀ RIPAGA, IN PARTE

Seppur sopra ho dimostrato che I=f(F) ed E=k, c’è da aggiungere che in realtà quella costante K non è un numero fisso e invariabile: nell’analisi delle decine di account mi sono accorto di come alcuni di essi avessero un E superiore di oltre l’1% rispetto alle tabelle della media. E l’1% sull’1,7% significa ottenere il 60% di interazioni in più. È quindi palese (ed intuibile) che esista un loop di valutazione anche dentro Instagram in cui V=f(E): questo significa che produrre contenuti di qualità migliora le prestazioni del tuo account.
Non voglio illuderti ma devi essere preparato: seppur per le persone comuni è difficile raddoppiare il tasso di engagement solo con contenuti di miglior fattura, anche un semplice +30% può far ottenere grandi benefici e far stagliare il proprio account al di sopra di tanti altri molto simili. Produrre contenuti di qualità rende infatti più appetibile il nostro account ad eventuali Brand committenti.

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Ricapitoliamo:

  1. Instagram è il social network in maggior ascesa al momento.
  2. Instagram è dannatamente Pay per Win. 
  3. Instagram ti lega a sé con un algoritmo capace di farti ottenere sempre e comunque un feedback positivo, seppur minimo, trovandoti una nicchia opportuna.
  4. L’algoritmo I=f(F) in prima approssimazione fa crescere i like all’aumentare dei follower, limitando il massimo numero di interazioni.
  5. La metodologia più efficiente per battere l’algoritmo è usare un Bot.
  6. Usare un Bot è estremamente pericoloso se non lo si sa fare.
  7. Comprare fan ti da’ un vantaggio momentaneo ma può distruggere la tua credibilità o il tuo account.
  8. Produrre contenuti di qualità migliora le tue performance, ma non le può stravolgere; e rende più appetibile il tuo account se vuoi diventare un influencer.
  9. Se non usi sistemi di crescita rapida in maniera seria, devi essere pronto ad affrontare e venire superato da una concorrenza che investe più soldi di te nella piattaforma, e cresce al di là della qualità dei propri contenuti.

 

Nota 2019 sui Bot Instagram:

Negli ultimi mesi la galassia Zuckerberg ha inasprito enormemente la lotta ai bot su Instagram, cercando per quanto possibile di limitarne l’uso. Il motivo principale è perché sono MOLTO MOLTO più efficaci di qualsiasi sponsorizzazione nativa esista, e per questo motivo rappresentano una minaccia diretta al fatturato di Instagram. Per la precisione sono stati introdotti i seguenti controlli:

  1. Verifica dell’indirizzo IP da cui si collega il bot. Se da questo indirizzo vengono gestiti troppi profili, l’account può essere penalizzato fino al ban.
  2. Verifica di connessioni contemporanee da IP diversi. Se lo stesso account viene gestito da Ip distanti fra loro molto e che agiscono in simultanea, può scattare un ban.
  3. Limitazione al numero di azioni giornaliere. Il limite di follow unfollow mensile è di 6.000 azioni di follow mensili, per cui il limite giornaliero di follow è inferiore a 200. Io consiglio 170.
  4. È altamente sconsigliato di fare unfollow durante le azioni di follow, e tipicamente le azioni di unfollow contano come le azioni di follow.

Per ovviare a questi problemi sconsigliamo di usare qualunque soluzione precostituita presente sul web e che utilizzi server condivisi per operare il proprio bot.
Per lo stesso motivo da giugno offriamo una nuova soluzione, una delle poche sicure attualmente, per aggirare i blocchi dati da Instagram.

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Il Miglior Bot Instagram: ti presento K-G

La soluzione è creata in partnership con un noto esperto di settore, con elevate competenze informatiche e consiste nelle seguenti feature:

  1. Calendario di pubblicazione automatizzato al 100%.
  2. IP statico residenziale UNICO su carta SIM.
  3. Device dedicato che opera su Instagram controllato da software apposito, così a sembrare un reale utente.
  4. Monitoraggio delle azioni giornaliere per evitare shadow ban – soft ban e ban totale da Instagram.

Dettagli ulteriori e costi della soluzione vengono forniti su richiesta. È chiaro che una soluzione di questo tipo è molto più complessa di un vecchio “STIM”. E se il caro vecchio STIM, ormai non più attivo, costava circa 40€ al mese, è naturale che questa soluzione avrà dei costi superiori. Tuttavia ad oggi resta è una delle maniere più economiche e rapide per crescere velocemente su Instagram e ottenere ogni mese migliaia di nuovi follower.

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